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Palazzo Leti-Sansi: la storia

L’edificio, costruito dalla famiglia Leti, tra la fine del sec. XVI e l’inizio del XVII, unificando più realtà edilizie preesistenti, rientra nelle diverse proprietà dei Leti, tutte individuate dal loro stemma e numerosissime (Via della Trattoria, Vicolo degli Eremiti, ecc.). La genealogia vanta sante donne, religiosi, cavalieri e almeno una pecora nera, Gregorio (Milano 1630 - Amsterdam 1701) detto l’“Aretino del sec. XVII”. Con la morte del canonico Angelo, ai primi del 1800, la famiglia si estinse, la proprietà fu divisa tra gli eredi e il Palazzo, attraverso vari passaggi ereditari e di compravendita, pervenne, nei primi decenni del 1900, in proprietà del Consorzio della Bonificazione Umbra (oggi costituito da 14 Comuni e nato nel primo trentennio dell’Ottocento per la sistemazione idraulica della valle spoletina) che ne fece la sede dei propri uffici.
Il complesso, individuabile come palazzo nobiliare con una corte centrale, si aggancia lateralmente con il Palazzetto Sillani e, a fianco sul retro, con l’edilizia minore preesistente (Casa Sansi, Palazzo Parenzi, ecc.). Sopra un livello terreno (adibito ad attività commerciale fino dai primi del ’900) che mostra un alto basamento di pietra, presenta, un mezzanino, altri due piani e le soffitte. Nel sottosuolo: le antiche cantine e le stalle, locali oggi completamente recuperati come spazi espositivi.
Sulla facciata, elegantemente decorato l’alto portale in pietra; sulla facciata laterale, presenta due finestre chiaramente ispirate a quelle berniniane del Ponte S. Angelo a Roma ed il motto d’ingresso “Nella fin te specchia”. Anche i marcapiani e le mostre delle finestre degli altri livelli sono riccamente decorati.
All’interno, l’intero volume si articola attorno ad un grande salone a doppie altezza che ancora conserva il prezioso soffitto ligneo, la terrazza dove veniva sistemata l’orchestra, decorazioni alle pareti ed un grande camino, datato 1606, che reca il motto (dal libro dei Proverbi) “Lux lustorum Laetificat”, che “gioca” chiaramente con il nome della famiglia.
Gli affreschi sono verosimilmente opera dell’abile decoratore umbro settecentesco Liborio Coccetti; iI tondo a bassorilievo raffigura Domenico Sansi, padre di Achille, il maggior storico locale dell’800 che qui abitò fino alla morte.
Il palazzo, quasi totalmente inagibile a seguito dei noti eventi sismici del 1997, dall’inizio del 2000, grazie ai finanziamenti erogati dalla Regione Umbria (L.R. 30/’98 e L.R. 32/’98), è oggetto di una complessa serie di lavori di consolidamento e di miglioramento antisismico oltre che di ristrutturazione. Resta da affrontare solo la “ripresentazione estetica” dell’apparato decorativo che “arricchisce” le varie stanze - i dipinti murari, i soffitti lignei, tutto il materiale lapideo e le tele, oggi opportunamente immagazzinate - e che con con fondi propri, il Consorzio della Bonificazione Umbra concluderà avvalendosi di specialisti del restauro.
Dal prossimo anno, il Consorzio, terminati i lavori e riportate alla massima espressione tutte le potenzialità di Palazzo Leti, si augura di annoverarvi nuovamente fra i propri graditi ospiti.